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«Purtroppo nell'istituto non ho mai imparato a gestire i soldi»

Tutti i miei fratelli sono cresciuti con i miei genitori, tranne me. A l'età di tre anni sono entrato in un orfanotrofio nel Canton Nidvaldo. A quanto pare mia madre ha tradito mio padre. Mio padre non mi voleva accettare, perciò mi hanno dato in affidamento. Ma non so se tutto ciò è vero. Non ne ho mai parlato con i miei genitori.

Mi hanno cresciuto delle suore cattoliche. La vita quotidiana nell'istituto era strettamente regolamentato e seguiva sempre lo stesso copione: sveglia alle ore 6.30, preghiera mattutina, poi colazione e scuola pubblica. Successivamente pranzo nell'istituto, lezioni pomeridiane e di seguito i lavori nel giardino. Non avevamo quasi tempo libero, dovevamo sempre lavorare visto che l'istituto era in parte autosufficiente.

Anche a scuola sentivamo di essere bambini affidati all'istituto. Nelle pause non potevamo giocare con gli altri bambini e in generale venivamo marginalizzati. Non ricevevamo nessuna attenzione individuale, né a scuola, né nell'istituto. Punizioni e umiliazioni fisiche erano all'ordine del giorno. Per esempio esisteva una cella nella cantina dell'istituto. Delle volte venivamo rinchiusi in quella cella per due o tre notti. Era terrificante, praticamente senza luce del giorno, e il cibo era insufficiente.

Inoltre eravamo esposti a violenze sessuali, anche se all'epoca non le percepivamo come tali. Una suora per esempio mi voleva sempre «controllare» il prepuzio. Quando è stata scoperta, è stata trasferita.

In realtà volevo andare al liceo, i miei voti erano buoni. Il mio insegnante ha fatto richiesta al comune, ma hanno rifiutato. Una formazione superiore non era prevista per noi bambini di istituto, perché era il comune a dover coprire le spese. Ma almeno sono stato il primo dell'istituto a poter fare un apprendistato. E così sono diventato tipografo.

Ma non ho mai esercitato questa professione. Era l'epoca dei cambiamenti tecnologici e molto velocemente ho perso l'aggancio. Invece ho fatto la patente e ho iniziato a lavorare soprattutto come autista. In parallelo scrivevo come freelance per i giornali locali. Non guadagnavo tanto, ma era sufficiente per vivere.

Ma la vita nell'orfanotrofio mi ha segnato. Non ho mai imparato a gestire i soldi e così ho accumulato debiti. Appena entrava lo stipendio, lo spendevo tutto. Fino ad oggi ho debiti di una somma a cinque cifre. Ho dovuto chiedere ripetutamente l'aiuto sociale perché facevo solo dei piccoli lavori. Anche le mie relazioni erano spesso superficiali e di breve durata. Solo 26 anni fa, quando ho conosciuto mia moglie, è cambiato anche questo.

Sono caduto in povertà dopo aver causato quasi un incidente nel tunnel del Gubrist. Sono entrato in un pullman con 16 passeggeri perché mi ero brevemente addormentato. Soffro di apnea del sonno, una malattia del sonno. Ma all'epoca non lo sapevo.

Per fortuna non è successo nulla, ma dopo questo incidente mi sono licenziato. Così, a 52 anni, ero di nuovo senza lavoro. Avevo un curriculum lacunoso e mi mancavano qualifiche elevate. Perciò non ho più trovato lavoro. Sono andato all'ufficio collocamento, ho perso il diritto d'indennità ed ero costretto a ritornare all'aiuto sociale.

A un certo punto una conoscente mi ha chiesto se non volessi organizzare dei tour della città per la rivista di strada Surprise. All'inizio non mi ci vedevo proprio, mi vergognavo troppo per la mia situazione. Sono andato lo stesso al corso di formazione che le guide dovevano fare. Non so neanche il perché.

Lì ho scoperto che avevo delle capacità che non conoscevo prima. Sono diventato un esperto –  cosa che ha rafforzato l'autostima. Ho imparato a essere sincero nei miei e nei confronti di altri e ad accettare la mia situazione.

Per otto anni, due volta alla settimana, ho fatto da guida nella città di Basilea, facevo vedere le istituzioni sociali come la mensa dei poveri o il rifugio per i senzatetto. Ho fatto oltre 600 guide. Oggi sono in pensione e non faccio più visite guidate. Ma questa esperienza mi ha permesso di intraprendere il cammino verso una vita indipendente.

Markus Christen, 71 anni, di Basilea

Dipartimento federale dell'interno DFI
Ufficio federale delle assicurazioni sociali UFAS

In collaborazione con autorità federali, cantonali e comunali e con
organizzazioni della società civile e del settore della ricerca