«Ci sono stati momenti in cui mi volevo togliere la vita»
Quando il mio compagno mi ha strangolata, ho realizzato di dover andarmene. Fino ad allora non ce l'avevo fatta a lasciarlo. Ero dipendente da lui. Per anni ho subito violenze psicologiche e sessuali. Una volta mi ha minacciato con un fucile d'assalto. Solo quando ho capito che si trattava della mia vita, ho trovato la forza per andarmene.
Il mio compagno è diventato un alcolista poco dopo la nascita di nostra figlia. A quanto pare già prima aveva problemi di alcol, ma non ne sapevo nulla. E non sapevo neanche che aveva debiti ingenti.
Per questo vivevamo sempre al limite. Avevamo affittato una vecchia fattoria in campagna: da una parte viveva la nostra famiglia, la struttura accanto l'ho ampliata e ci gestivo un rifugio per animali. Ho imparato la professione di guardiana di animali.
Per evitare che in nostri beni venissero pignorati, ho aiutato il mio compagno a saldare i debiti. Per fare questo, in aggiunta andavo a lavorare nel bar del paese o a pulire. Ma la situazione andava peggiorando sempre di più, mi sono ammalata psicologicamente a causa delle costanti violenze. Avevo perso ogni autostima e ho sviluppato un disturbo post-traumatico da stress.
In questo modo, per lungo tempo ho semplicemente funzionato. Ma il mio corpo ha reagito a questo stress. Ero già stata violentata da uno sconosciuto quando avevo 14 anni, quindi sono tornati tanti ricordi. Mi sono venuti l'emiplegia e attacchi di panico. Ci sono stati momenti in cui mi volevo togliere la vita.
Dopo la separazione ho provato a portare avanti il rifugio per animali come meglio potevo. Ma poi mi hanno rescisso il contratto di casa. Hanno demolito la stalla e costruito nuovi edifici. È stato un incubo. Volevo in tutti i modi evitare di scivolare nell'aiuto sociale, ma siccome ero una lavoratrice autonoma, non mi era neanche possibile prendere la disoccupazione. In tanti cantoni purtroppo mancano centri di consulenza facilmente accessibili come quello che hanno aperto da poco a Pratteln: un punto di riferimento per persone con seri problemi economici, ma che ancora non hanno il diritto all'aiuto sociale. È esattamente quello che mi serviva all'epoca.
Ho avuto un crollo totale e mi hanno dovuto ricoverare in una clinica. Lì mi hanno proposto di prendere dei medicinali e di annunciarmi all'assicurazione invalidità. Ma questa cosa non la volevo assolutamente fare. Il lavoro mi dava stabilità – e lo fa tutt'ora.
Quando sono uscita sono tornata a frequentare un gruppo di sostegno per persone che hanno subito violenze. Lì ho conosciuto il giornale di strada Surprise. Mi hanno dato un lavoro e ho iniziato a vendere il giornale. Inoltre ho fatto delle visite guidate sociali della città. Fino ad oggi durante queste visite guidate racconto la mia storia personale e informo sul tema delle violenze domestiche e sessuali.
Grazie a queste visite guidate ho scoperto anche un istituto di residenza assistita per tossicodipendenti. Ho mandato la mia candidatura e mi hanno presa per una formazione come assistente infermieristica. Oggi lavoro con un grado di occupazione del 70%. È il mio lavoro dei sogni.
In realtà vorrei rifare una formazione come operatrice sociosanitaria. Ma non so se me lo riesco a permettere. Attualmente guadagno circa 3'000 franchi nell'istituto di residenza assistita e circa 300 con Surprise. Se dovessi ridurre il grado di occupazione per fare la formazione continua, non riuscirei più a pagare le bollette. Ho bisogno che la mia capa mi venga incontro.
Danica Graf, 50 anni, di Basilea Campagna
Ufficio federale delle assicurazioni sociali UFAS
In collaborazione con autorità federali, cantonali e comunali e con
organizzazioni della società civile e del settore della ricerca
